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Speciale | Le Origini dei Pokémon.

Speciale | Le Origini dei Pokémon.

Da dove vengono i Pokémon? Tutto nacque in Giappone, dalla mente geniale di Satoshi Tajiri. Classe 1965, aveva 13 anni quando nelle sale giochi spopolò il famoso videogioco Space Invaders, con il quale passò la maggior parte delle sue giornate.  A 17 anni creò una fanzine (rivista amatoriale) dedicata ai videogiochi e intitolò il suo primo numero GameFreak. Leggendo questo numero, un giovane di nome Ken Sugimori, gli inviò alcune sue illustrazioni, chiedendo se avesse potuto lavorare con lui, poiché accomunato dalla stessa passione. In poco tempo divennero grandi amici e decisero di fare insieme esperimenti di game design, partecipando a numerosi concorsi. Dopo aver lavorato 5 anni insieme, Tajiri e Sugimori avevano terminato il loro primo gioco per console, intitolato Quinty. Uscì nel 1989 ed era un gioco semplice e facile, con grafica animata splendidamente. Fu pubblicato da Namco e riscosse subito grande successo. 

Nel 1990 la console portatile Game Boy di Nintendo stava diventando un vero e proprio fenomeno che vendeva milioni di unità. Consentiva di giocare ovunque e in qualunque momento e aveva un cavo incluso nella confezione, che permetteva di collegare tra loro due Game Boy. Tajiri vide del potenziale nella piccola console, con in mente un’idea basata su una delle sue attività preferita da bambino: collezionare insetti. Infatti adorava esplorare i sobborghi di Tokyo raccogliendo insetti, affascinato dalla varietà di creature che si potevano trovare semplicemente guardandosi attorno. Il sogno del piccolo Satoshi sarebbe stato quello di diventare entomologo; per la sua passione gli amici lo chiamavano “Dr. Bug” (dottor insetto). Nella sua idea, il giocatore avrebbe dovuto raccogliere ogni sorta di creatura mitica, sfruttando il cavo di collegamento in modo del tutto nuovo: “Mi sono immaginato un insetto che andava avanti e indietro lungo il cavo, ed è quello che mi ha ispirato” disse. Tajiri presentò la sua idea a Nintendo, che era rimasta colpita positivamente da Quinty, e lo assunse per progettare il gioco, intitolato provvisoriamente Capsule Monsters. Ci vollero quasi 6 anni allo staff per completarlo. Gli ultimi mesi Tajiri non riusciva a pagare i propri dipendenti e alcuni di loro abbandonarono il progetto. 
Alla fine, con il nome di Pocket Monster, Nintendo lo mise in vendita nel 1996, senza grosse aspettative. Le prime due versioni di gioco furono Rosso e Verde, che contenevano creature differenti per incentivare gli scambi, ma Pokémon (così abbreviarono definitivamente il titolo) non ebbe un grande successo di vendita. Però la cosa strana fu che continuò a vendere, anche dopo le prime settimane, quando di solito tutti i giochi hanno realizzato il grosso dei profitti. Nintendo non stava pubblicizzando Pokémon in alcun modo, ma il passaparola aumentò esponenzialmente le vendite. Alla fine del 1997 raggiunse le quattro milioni di copie vendute. Da quel momento Nintendo, avendo intuito la forza dei Pokémon, cominciò a vendere licenze per realizzare giocattoli e altro merchandising a tema. In seguito nacquero anche il manga e la serie animata (anime), la quale aveva come protagonista Pikachu, il famosissimo topo elettrico che da lì in poi divenne l’icona della serie. Quando Tajiri tornò sotto i riflettori ammise che dietro questo progetto non c’erano affatto ragioni commerciali, ma soltanto tanto amore per le sue creature. Voleva realizzare qualcosa per sé stesso che fosse apprezzato dai suoi connazionali e dalla gente di altri paesi. 

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